Linkem: Telefonia, Internet e Mobile ed impatto zero per l'ambiente.
Il futuro della comunicazione è ecologica.
Da tempo NRGLab segue con grandissimo interesse lo sviluppo del WiMAX, una tecnologia che consente di comunicare senza fili. L’innovativo sistema di connessione WiMAX consente ad uffici, cittadini ed imprese la navigazione in rete ad alta velocità e la possibilità di effettuare chiamate.
La tecnologia WiMAX consente la connessione ad Internetsenza fili in aree geografiche molto ampie e difficilmente raggiungibili dalle infrastrutture tradizionali, quali cavi e fibre ottiche. Questa caratteristica rende il WiMAX uno strumento efficace per ridurre il digital divide nazionale fornendo servizi Internet e voce a banda larga.
Tra le società che stanno investendo di più in questo settore segnaliamo Linkem, società di telecomunicazioni che eroga servizi per la connettività alla rete attraverso sistemi senza fili (WiMAX e Wi-Fi).
Tutti i segnali ci fanno pensare che il futuro delle comunicazioni è nella connettività senza fili. Per questo motivo NRGLab, nei prossimi giorni vi terrà al corrente delle evoluzioni del mercato, pubblicando anche statistiche e prezzi delle varie offerte disponibili.
Di seguito riportiamo un estratto del comunicato stampo pubblicato da Linkem nel quale il prof. Maurizio Caciotta, responsabile per il Dipartimento di Ingegneria Elettronica della Convenzione Quadro di Roma Tre ha dichiarato che:
“l’obiettivo di ridurre i consumi elettrici utilizzando fonti alternative, oltre ad avere un impatto sul risparmio energetico, riduce gli impatti della non-qualità della distribuzione di energia elettrica delle reti urbane dalla qualità dei servizi per le telecomunicazioni”.
L’emendamento alla Finanziaria 2010 che conteneva gravi vincoli allo sviluppo delle fonti rinnovabili è stato ritirato come richiesto dalle associazioni di categoria e ambientaliste. Si era mossa, per canali istituzionali, a favore del ritiro anche Confindustria. L’attacco alle rinnovabili è solo momentaneamente scongiurato?
L’emendamento governativo alla Finanziaria 2010 che conteneva gravi ostacoli economici allo sviluppo delle fonti rinnovabili in Italia è stato ritirato (Qualenergia - Governo contro le rinnovabili in un'Italia senza "rete"), come era stato richiesto dalle associazioni di categoria e ambientaliste firmatarie di un documento congiunto sottoscritto solo tre giorni fa.
L’emendamento in questione, che sarebbe stato presentato alla Camera nei prossimi giorni, prevedeva sia una forte riduzione dei coefficienti di incentivazione alle fonti rinnovabili non programmabili, a causa delle difficoltà di dotare gli impianti di una capacità di accumulo dell’energia, sia una drastica riduzione del valore del prezzo di riferimento del certificato verde, insostenibile per un’equa remunerazione degli impianti. Inoltre veniva attribuito a Terna l’insindacabile potere di stabilire la massima quantità di produzione di energia elettrica da fonte rinnovabile non programmabile che può essere connessa ed erogata regione per regione.
Se la proposta di modifica al testo della Legge Finanziaria 2010 fosse stata accolta, il settore delle rinnovabili avrebbe subito un duro colpo, in quanto l’Italia avrebbe dovuto sostenere elevate penalità finanziarie per il mancato raggiungimento degli obiettivi vincolanti al 2020 (17% dei consumi finali di energia coperti da fonti rinnovabili) definiti in sede europea nel pacchetto Energia-Clima. Forti critiche erano venute anche da Assoelettrica che accusa l’emendamento di mettere vincoli ingiustificati ad un settore che invece, come afferma il suo vicepresidente Massimo Orlandi, ha bisogno di ingenti investimenti e grandi capacità di previsione; vincoli che avrebbero portato al mancato rispetto degli obiettivi e quindi a sanzioni economiche di notevole peso”.
Il quotidiano Milano Finanza inoltre riporta la notizia (o la non notizia) che il Ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, che pure nei mesi scorsi si era fortemente impegnato sui temi energetici (a partire dalla riforma della Borsa Elettrica), ha smentito di essere l'autore dell'emendamento arrivato sul tavolo degli operatori di settore.
Contrario al provvedimento anche il sottosegretario con delega all'energia del Ministero per lo Sviluppo Economico, Stefano Saglia, che aveva affermato nei giorni scorsi che, alla luce degli impegni internazionali dell'Italia sarebbe stato un errore decapitare le fonti rinnovabili. Saglia ha però rivelato che il suo dicastero, d'accordo con quello dell'Ambiente, ha comunque allo studio un decreto delegato per ridurre gli incentivi alle rinnovabili, gradualmente e compatibilmente con il loro sviluppo.
Neanche il Ministero del Tesoro ha assunto la paternità dell’iniziativa legislativa, oggi decaduta. Sarebbe interessante chiarire allora chi abbia redatto questi emendamenti.
Probabilmente, un forte scossone l’ha dato Confindustria, nella persona del vicepresidente Gian Marco Moratti, anche a capo della società Saras. Immaginiamo che la sua critica sia stata rivolta soprattutto sull’azzeramento dei contributi Cip6 per le fonti assimilate, l’aspetto che meno interessa al mondo delle rinnovabili, ma che anzi poteva essere un’occasione per spazzare via la vergogna di un incentivo che si dice a favore delle rinnovabili, ma che per oltre il 60% è andato a produzioni energetiche sporche e derivate da fonti fossili. Riferendosi al Cip6, Moratti ha spiegato che "riesce difficile comprendere per quale ragione non si intendano seguire le linee previste dalla legge 99/09, intervenendo piuttosto con un nuovo provvedimento a distanza di soli due mesi".
A livello istituzionale è il caso di segnalare inoltre che il 25 novembre la Camera ha approvato una mozione sui cambiamenti climatici e sulle necessarie politiche da attuare, che è assolutamente in antitesi con gli emendamenti governativi che sono stati ritirati e, se vogliamo, anche con la sconcertante mozione negazionista del Senato di marzo presentata dalla maggioranza. Nella mozione del 25 novembre si chiede invece un notevole impegno e un ruolo di primo del nostro paese al vertice di Copenhagen e una decisa spinta per gli incentivi alle rinnovabili e all’efficienza energetica.
Analisi, previsioni sul futuro dell’edilizia, studi, il Saie è anche tutto questo oltre ai suoi più di 1500 espositori che vengono da tutto il mondo, che ne fanno un punto di riferimento per tutto il comparto edile internazionale.
Oggi Legambiente e il Cresme hanno presentato il loro secondo Rapporto durante la seconda giornata del Saie, in svolgimento a Bologna. Dalla ricerca emerge che ben 577 comuni italiani hanno adottato regolamenti edilizi incentrati sul risparmio energetico e la diminuzione degli inquinanti mediante il recupero dell’acqua piovana e il riciclo dei materiali di risulta, aiutando anche gli stessi cittadini ad acquisire comportamenti green.
I dati raccolti fanno ben sperare:
406 i municipi che utilizzano fonti energetiche rinnovabili
208 i comuni stanno promuovendo l’allaccio a reti di teleriscaldamento
277 i regolamenti che puntano al miglioramento della soleggiatura e dell’illuminazione degli edifici
266 i comuni che stanno utilizzando materiali edili riciclati per le nuove costruzioni insieme a tecnologie per il risparmio idrico.
I comuni che hanno sviluppato regolamenti edilizi incentrati sulla sostenibilità sono distribuiti equamente nella penisola, con una leggera predominanza nel centro-nord, con particolare concentrazione in Toscana, EmiliaRomagna e Lombardia.
In vista della Conferenza sul Clima, uno dei settori che dovrà subire i maggiori adeguamenti alle nuove normative, sensibili alla questione ambientale, sarà proprio quello edilizio, chiamato a ridurre drasticamente le emissioni dannose e i consumi, anche se lo sforzo necessario non sarà richiesto solo per le nuove costruzioni ma anche e soprattutto per le esistenti che necessitano di adeguamenti.
Il Saie tiene banco
Questo è uno dei temi centrali per l’edizione 2009 di una delle più importanti e diremmo storiche manifestazioni in Italia, il Salone Internazionale dell’Edilizia che si tiene ormai da 45 anni alla Fiera di Bologna e che è da tempo divenuto un punto di riferimento non solo europeo, ma mondiale, per quanto riguarda l’edilizia e tutto l’indotto di settore. L’appuntamento si rinnova, dunque anche quest’anno forte di oltre 230.000 metri quadri di esposizione e di oltre 1500 espositori internazionali.
Il Saie è andato affrontando negli anni le evoluzioni nell’ambito dei materiali di costruzione, dalle tecnologie degli impianti alle rinnovate esigenze di progettazione, dalla domotica alla necessità di integrazione tra edifici e di autonomia energetica fino all’utilizzo di energia tratta da fonti rinnovabili.
In questo momento, è stato evidenziato ieri nel convegno di apertura, l’economia in genere, e il settore edile in particolare, cerca la strada migliore per uscire dal vicolo cieco della crisi economica, che sarà quella dell’innovazione tecnologica e delle indispensabili strategie di efficienza energetica, oggi, come non mai, passaggi obbligati per imboccare la via della ripresa.
È allo studio del Consiglio Regionale il Piano della Campania per il rilancio dell’edilizia. Il testo, dopo aver superato la fase preliminare, durante la quale era stato sottoposto a oltre 400 emendamenti, torna alla Commissione Urbanistica.
Interventi ammessi: nel rispetto degli accordi Stato – Regione del 31 marzo scorso sono consentiti aumenti di cubatura del 20% su villette mono e bi familiari, nonché sugli edifici non superiori a 1000 metri cubi. Gli interventi devono essere effettuati nel pieno rispetto di tutte le normative di salvaguardia del territorio.
In caso di demolizione e ricostruzione secondo le tecniche più avanzate il premio di cubatura arriva al 35%. Social Housing: I vecchi edifici Iacp situati in aree degradate potranno essere interamente abbattuti e ricostruiti con pari volumetria. Previsti anche spazi di socialità e servizi di vicinato negli ambiti urbani che ne sono privi.
Alle imprese verrà concessa la possibilità di un incremento volumetrico fino al 50% per realizzare nuovi alloggi residenziali da immettere sul mercato. Non residenziale: Sono ammessi interventi edilizi in aree urbane degradate, ad esempio aree industriali dimesse, con cambiamenti di destinazione d'uso, senza aumenti delle volumetrie, per trasformarli in edilizia abitativa. In questo caso il concessionario deve destinare almeno il 20% del valore creato all'housing sociale.
Sicurezza e Antisismica: Per l’autorizzazione degli interventi i proprietari dovranno aprire il fascicolo del fabbricato, una carta d'identità dell'edificio fortemente voluta dall'ordine regionale degli ingegneri. Ritorno Economico: Secondo Ance Campania il Piano Casa potrebbe tradursi in 386mila nuovi alloggi da realizzare in cinque anni e circa 40mila posti di lavoro in più.
La stima è stata effettuata considerando un prezzo di 50 mila euro per singolo alloggio e ipotizzano un impatto complessivo del provvedimento all'esame del Consiglio regionale pari a 19,3 miliardi di euro. Il leader di Ance Campania, Nunziante Coraggio ha infatti manifestato la necessità di accelerare l'iter procedurale per non vanificare gli effetti positivi del provvedimento sulla ripresa del settore edile, che in Campania rappresenta il primo comparto industriale con oltre il 10% del Pil e circa 250 mila occupati, pari a quattro addetti dell'industria su dieci.
C'è confusione sulle linee guida per la certificazione energetica
approvato il 26 Giugno 2009 ed entrate in vigore il 10 Luglio 2009
In seguito a quanto scritto in un articolo apparso sul Sole24Ore di oggi, la redazione di nrglab.it vuole anch'essa esprimere perplessità in merito alla poca trasparenza sulle procedure di adozione da parte delle Regioni delle linee guida per la certificazione energetica.
Ma facciamo un pò d'ordine.
Il 26 Giugno il Parlamento vara un decreto che rende obbligatoria la certificazione enrgetica degli edifici all'atto della compravendita o del semplice fitto. In poche parole, dal 10 Luglio di quest'anno tutti colore che vogliono comprare, vendere o fittare un immobile si devono procurare il certificato energetico.
La prima domanda riguarda il soggetto attuatore di questo decreto e cioè le Regioni. Sono infatti le Regioni che attraverso decreti attuativi dovranno indicare i parametri da rispettare. Questi parametri però sono stati già individuati all'interno delle linee guida nazionali, tuttavia, non sono ancora state recepite dalle Regioni.
Seconda questione: chi effettua la certificazione energetica? Dovrebbero essere tecnici abilitati. Tuttavia, in Italia soltanto tre Regioni hanno un albo ufficiale di tecinici abilitati che hanno seguito un corso specifico. La domanda che ci poniamo è come e quando si orgnizzaranno le altre Regioni?
In attesa che ciò avvenga, sosteniamo che sarebbe importante che le altre Regioni riconoscano gli stessi tecinici che hanno ottenuto un accreditamento presso le altre Regioni. In questo modo si avrebbe subito a disposizione un numero nutrito di esperti.
E' stato pubblicato il 10 luglio 2009 in Gazzetta Ufficiale il Decreto Ministeriale 26/06/09 contenente le "Linee Guida Nazionali per la Certificazione Energetica degli Edifici" (G.U. n.158).
La novità principale è la obbligatorietà dell'attestato di certificazione enrgetica dell'edificio in caso di vendita o di affitto. Siamo convinto che ciò contribuirà in maniera risolutiva ai ritardi che l'Italia ha accumulato nei confronti delle direttive Europee in materia di tutela ambientale e risparmio energetico.
Inoltre, vediamo in questo decredo la concreta possibilità che si sviluppino nuove competenze nel settore del risparmio energetico. Sarà infatti obbligatorio che Ingegnieri, Architetti, Geometri e Periti seguano corsi di formazione qualificanti.