L’eolico genera la quota preponderante degli investimenti, seguito dalle biomasse, dalle centrali solari fotovoltaiche e termodinamiche, dall’idroelettrico e dal geotermico
(Rinnovabili.it) – Andrea Gilardoni, Coordinatore dell'Osservatorio sull'Industria delle Rinnovabili, costituito da UniCreditMedioCreditoCentrale, Accenture e AgiciFinanza di Impresa con il patrocinio del Gse, ha dichiarato che tra il 2009 e il 2020 ci saranno disponibili 42 miliardi di euro da investire nel campo delle rinnovabili.
“A livello di filiera – ha spiegato Gilardoni – l'eolico genera la quota preponderante degli investimenti (43%), seguito dalle biomasse (23%), dalle centrali solari fotovoltaiche e termodinamiche (17%), dall'idroelettrico (12%) e dal geotermico (4%). I valori non tengono conto del fotovoltaico applicato agli edifici: se il loro potenziale venisse sfruttato gli investimenti raddoppierebbero”.
A livello di settore industriale, “le ricadute più rilevanti sono per l'elettrico e il meccanico con una quota rispettivamente del 28% e 27%. L'industria edile assorbirà il 18% degli investimenti, seguita da quella termotecnica (11%) e chimica (5%). Tutti i principali comparti produttivi del Paese sono coinvolti dallo sviluppo delle rinnovabili che si confermano quindi un'opportunita' di crescitaeconomica”, aggiunge Gilardoni.
Di questi investimenti solo una parte avrà un impatto diretto sull’economia italiana visto che per quanto riguarda le biomasse, idroelettrico e geotermico le aziende italiane sono competitive a livello internazionale anche dal punto di vista tecnologico. I maggiori deficit vengono riscontrati nell’eolico e nel fotovoltaico, per i quali saranno necessarie importazioni rispettivamente pari al 39% per l'eolico e al 44% per le centrali fotovoltaiche.
Un editoriale di Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club, spiega come tra 2000 e 2007 la potenza elettrica rinnovabile installata in Europa sia stata superiore alla variazione netta di quella termoelettrica (fossili e nucleare). Ma l’obiettivo è di iniziare a ridurre drasticamente i costi.
Gianni Silvestrini, direttore scientifico del Kyoto Club, in un suo editoriale su KyotoClubNews mette in evidenza due dinamiche, per certi versi anomale, del mercato energetico. Da un lato, c’è il prezzo del petrolio il cui trend di crescita, disancorato dai costi di produzione ma spinto dalla fame di energia del mondo, non vede limiti e potrebbe raggiungere a breve quotazioni ancora più elevate.
Dall’altra parte, il fotovoltaico, la tecnologia energetica più costosa, che sta battendo tutti i record mondiali di crescita e “ha ormai oltrepassato l’asticella dei 10 GW installati”. Silvestrini ricorda che “nel 2007 la produzione mondiale di celle ha raggiunto 4,3 GWp, il 69% in più rispetto all’anno precedente! E quest’anno dovrebbe raddoppiare portandosi a 8,5 GWp”.
Qualsiasi cliente che ha la titolarità o la disponibilità di un impianto fotovoltaico con potenza nominale minore o uguale a 20 kW può scegliere di usufruire del servizio di scambio sul posto.
E' tuttavia indispensabile che sull'impianto sia attiva una fornitura di energia elettrica intestata allo stesso nominativo che richiede il servizio di scambio e che il punto di immissione e di prelievo dell'energia elettrica scambiata con la rete coincidano.
Con il servizio di scambio sul posto, a partire dalla data di attivazione dell'impianto, l'energia prodotta e non assorbita immediatamente viene immessa in rete e misurata dal contatore bidirezionale installato nel punto di connessione; lo stesso contatore misura l'energia prelevata dalla rete.
Annualmente è previsto che venga effettuato un saldo tra l'energia immessa in rete dall'impianto e l'energia elettrica prelevata dalla rete e verrà addebitato al cliente solo l'eventuale saldo di energia prelevata in più rispetto all'immessa. L'eventuale saldo positivo di energia immessa viene portato a credito per gli anni successivi, fino ad un massimo di tre anni, per essere utilizzato a compensazione di eventuali saldi negativi. In tal modo il cliente "conserva" l'energia elettrica autoprodotta e non utilizzata.